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Milan, Ragnick è sempre più vicino. Ma i risultati sorridono a Pioli

In un girone da allenatore del Milan, Pioli ha risollevato la squadra portandola in zona Europa League ma sembra è bastare per guadagnarsi la riconferma

Dopo sette giornate il Milan si trovava al quattordicesimo posto con quattro sconfitte e tre vittorie. La dirigenza, nonostante la vittoria con il Genoa, decide di sollevare dal proprio incarico Giampaolo e chiamare al suo posto Pioli. L’ex tecnico della Fiorentina è stato individuato come traghettatore per il progetto nuovo che inizierà nella prossima stagione con Rangnick allenatore ma in questo girone Pioli ha dimostrato di potersi meritare la riconferma.

I risultati

La media punti dell’attuale allenatore del Milan è di 1,58 a partita, superiore al suo predecessore Giampaolo – 1,29 – che lo ha sostituito all’ottava giornata di questo campionato. Quando è arrivato, la squadra rossonera era quattordicesima con appena nove punti in classifica. Pioli ha cercato di riorganizzare la squadra dandole un gioco semplice ma efficace e portandola nella parte alta della classifica. Le vittorie sotto la sua gestione sono state sette, con sei pareggi e sei sconfitte – di cui tre nelle prime cinque partite – arrivando fino in semifinale di Coppa Italia e uscendo con la Juventus senza mai perdere. L’arrivo di Ibrahimovic ha cambiato la stagione: è stato importante a livello di esperienza per i giovani della squadra ma anche a livello tattico. Grazie a lui, il Milan è passato a un 4-4-2 offensivo che ha dato grandissimi risultati con solo due sconfitte in tredici partite.

Il riscatto della rosa

L’arrivo di Pioli al Milan ha riscattato molti giocatori che con Giampaolo erano finiti ai margini della rosa. Un esempio su tutti è Ante Rebic: arrivato in prestito dal Francoforte nello scambio con André Silva, è stato un fantasma all’interno dello spogliatoio rossonero per poi sbloccarsi contro l’Udinese e da lì sono arrivati sette gol in otto partite di campionato.

Una sorte simile è toccata a Samu Castillejo che nei primi tre mesi della stagione ha visto poche volte il campo ma con il cambio modulo è diventato fondamentale per Pioli come ala destra perché da equilibrio a tutta la squadra. Lo spagnolo però non si fa mancare le incursioni offensive con due assist e un gol nelle ultime nove di campionato.

L’arrivo di Rangnick

Questi nove mesi di risultati positivi però non hanno portato alla conferma di Pioli sulla panchina del Milan. Infatti il prossimo allenatore sarà Ralf Rangnick che avrà anche il ruolo di direttore sportivo. La bravura del mister tedesco è quella di dare un gioco offensivo alla propria squadra che si basa su dei giovani talentuosi.

Lo stile di Rangnick però potrebbe essere anche un suo limite: Pioli ha sempre lavorato con il materiale tecnico che gli veniva proposto dalle società mentre il tedesco vuole un certo tipo di squadra e di qualità dei giocatori. Tutto ciò potrebbe essere uno svantaggio perché il Milan non può permettersi di fare spese pazze sul mercato come invece faceva al Lipsia. Inoltre Rangnick ha avuto degli alti e bassi a livello lavorativo, infatti è da due anni che non allena e negli ultimi tempi ha fatto più il dirigente che il mister.

Queste motivazioni potrebbero creare dei dubbi sul nuovo progetto che sta intraprendendo il Milan ma la società rossonera ormai è decisa a rischiare, cambiando un allenatore come Pioli che in questa stagione sta avendo dei buoni risultati, con l’incognita Rangnick. Sperando che non sia l’inizio dell’ennesimo progetto fallimentare.

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