Roberto Donadoni Milan
Leggende rossonere

Leggende rossonere: Roberto Donadoni, l’ala più duttile d’Italia

La carriera di Roberto Donadoni, ex calciatore e pilastro del Milan e della Nazionale italiana. Vincitore di numerosi titoli e vice-campione del mondo nel 1994

Uno degli esterni offensivi più forti e duttili che il calcio italiano abbia mai conosciuto, Donadoni fu un assoluto protagonista del Milan degli anni ’90. È stato uno dei primi grandi acquisti dell’era Berlusconi e con la squadra rossonera, a quel tempo ricca di campioni, ha vinto praticamente tutto. Disputa 12 stagioni con la maglia del Milan che gli permettono di diventare idolo dei tifosi e bandiera della squadra.

La sua velocità, il suo ottimo dribbling e la sua intelligenza tattica gli consentirono di essere impiegato in quasi tutti i ruoli dell’attacco, spesso come ala destra ma anche trequartista e ala sinistra. Ricordato per i suoi cross che lo hanno reso un grande uomo assist, Donadoni è stato un centrocampista completo con l’unico difetto di non essere particolarmente prolifico in zona gol.

Roberto Donadoni: la storia

Nato a Cisano Bergamasco il 9 settembre 1963, Donadoni inizia la sua carriera nelle giovanili dell’Atalanta dove arriva fino alla prima squadra. Dal 1982 al 1984, disputa due stagioni in Serie B con i bergamaschi ottenendo – il secondo anno – la promozione in Serie A, collezionando 26 presenze e 2 reti. Donadoni decide di rimanere a Bergamo altre due stagioni per giocarsi le sue carte nella massima serie italiana.

Nell’estate del 1986 il Milan mette gli occhi su di lui e il presidente Berlusconi lo acquista per circa 10 miliardi di lire, nonostante la concorrenza della Juventus. Rimane in rossonero per 10 anni, divenendo pedina inamovibile sia per Sacchi che per Capello. Nel Milan degli olandesi Van Basten, Gullit e Rijkaard, c’era anche Donadoni – un giovane italiano – che sulla fascia destra macinava chilometri permettendo alla squadra di collezionare trofei e titoli.

Il 4 maggio 1996 – dopo 263 presenze e 18 gol – Donadoni lascia il Milan e firma per il New York Metrostars, negli USA. Nella massima serie statunitense, Donadoni disputa una sola stagione con 49 presenze e 6 reti. La nostalgia dell’Italia si fa sentire e, su chiamata di Capello, il centrocampista torna al Milan dove rimarrà fino al 1999 vincendo anche il suo sesto scudetto con i rossoneri con mister Zaccheroni. Nella sua seconda esperienza milanista, Donadoni gioca 24 partite rimanendo, però a secco di gol.

Gli ultimi sei mesi della sua carriera li gioca in Arabia Saudita, nelle fila dell’Al-Ittihad con la quale vince anche il campionato nazionale. Dopo 15 presenze e 0 gol con gli arabi, Donadoni lascia il calcio giocato nel 2000. Nel 2001 intraprende la carriera da allenatore arrivando ad allenare anche – dal 2006 al 2008 – la Nazionale italiana e, tra le altre, anche Napoli, Parma e Bologna.

Roberto Donadoni: il palmares

Donadoni si è rivelato un vincente e il suo palmares parla chiaro. Con il Milan ha vinto praticamente tutto, l’unico rimpianto è quello di non essere diventato campione del mondo nonostante i due campionati mondiali disputati.

6 Campionati italiani

4 Supercoppe italiane

3 Champions League

3 Supercoppe UEFA

2 Coppe Intercontinentali

Roberto Donadoni: la carriera in Nazionale

Dopo l’esperienza con l’under 21, Donadoni fa il suo esordio in Nazionale maggiore l’8 ottobre 1986 nell’amichevole tra Italia e Grecia disputata a Bologna e vinta per 2-0 dagli azzurri guidati da mister Vicini. Il centrocampista bergamasco diventerà una colonna portante anche della Nazionale italiana dal 1986 al 1996 con 63 presenze e 5 reti. Trova la prima gioia in Nazionale nella gara di qualificazione ai campionati Europei del 1988 contro la Svizzera a San Siro.

Disputa da protagonista il Mondiale casalingo del 1990 che si conclude per gli azzurri in semifinale contro l’Argentina di Maradona. Al San Paolo di Napoli, l’Italia perde ai calci di rigore con gli errori decisivi dal dischetto di Serena e dello stesso Donadoni. Gli azzurri vinceranno successivamente la finale terzo e quarto posto contro l’Inghilterra.

Sorte simile per Donadoni anche nel Mondiale del 1994 negli Stati Uniti, dove gli azzurri di Arrigo Sacchi perdono in finale contro il Brasile sempre ai rigori. Questa volta però, Donadoni non partecipa alla lotteria che consacra i verdeoro come campioni del mondo. L’ex ala gioca anche l’Europeo del 1988 in Germania, dove l’Italia fu eliminata in semifinale dall’Unione Sovietica.

La sua ultima presenza con l’Italia è il 19 giugno 1996, durante gli Europei in Inghilterra, nella gara pareggiata 0-0 contro la Germania che sancì l’eliminazione degli azzurri nel girone con Repubblica Ceca, Russia e – appunto – Germania. La carriera da calciatore in Nazionale di Donadoni si conclude nel 1996 con più di qualche rimpianto, dopo aver sfiorato due volte la vittoria dei Mondiali.

Roberto Donadoni: alcune curiosità

Tra gli anni ’80 e ’90 grandi fenomeni calcavano i campi da calcio italiani diventando gli idoli delle tifoserie e dei bambini. Maradona, Van Basten e Baggio incantavano gli stadi con le magie. C’erano poi calciatori come Roberto Donadoni, che spesso passavano in secondo piano ma che risultavano determinanti per le proprie squadre.

Sin da giovane conosciuto per la sua intelligenza tattica e la sua duttilità. Un esterno d’attacco con sette polmoni e grande spirito di sacrificio che i tifosi rossoneri difficilmente si dimenticheranno. Non ha ricevuto importanti riconoscimenti personali ma, nel 1996, fu inserito nella MLS Best XI, ossia la top 11 del massimo campionato statunitense.

Il 30 settembre 1991, è stato nominato Cavaliere al merito della Repubblica Italiana. Su di lui, Michel Platini, storico numero 10 della Juventus affermò: “È stato il miglior calciatore italiano degli anni Novanta”. Come ha raccontato lo stesso Donadoni, lui ha iniziato a dare i primi calci al pallone nel campetto del suo oratorio. Era un ragazzo sopra la media e per lui c’erano delle regole particolari quando giocava con gli amici: a volte non gli era consentito superare la metà campo, altre non poteva fare gol ed era costretto a far segnare i compagni. Forse è proprio per questo che è diventato uno degli assistman più forti del calcio italiano.

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