Van Basten Milan
Leggende rossonere

Leggende rossonere: Marco van Basten, il cigno di Utrecht

La storia del talento olandese del Milan, capace di vincere tre Palloni d’oro come l’idolo Cruijff prima che gli infortuni lo portassero a ritirarsi a soli 29 anni

Il primo nome che si associa per antonomasia al calcio olandese è quello di Johan Cruijff, interprete emblematico del calcio totale che rivoluzionò la storia dello sport tra la metà degli anni ’60 e i primi anni ’70. Il concetto di fondo della filosofia olandese è che ogni giocatore, nel momento in cui si sposta dalla propria posizione, deve essere coperto da un altro compagno per consentire alla squadra di mantenere inalterata la propria disposizione tattica. In un sistema simile, quindi, diventa fondamentale la versatilità di ogni singolo componente della squadra, che nel corso della partita può essere chiamato a ricoprire i ruoli più disparati.

Proprio la versatilità è una della caratteristiche che, dopo Cruijff, saranno incarnate alla perfezione da un giocatore che riceverà dal “Profeta del gol” un ideale passaggio di testimone nel 1982: Marcel van Basten, per tutti Marco. Il suo posto nel cuore dei tifosi, però, non riuscirà mai a prenderlo nessun altro.

Marco van Basten: la storia

Marco nasce a Utrecht, per questo motivo viene soprannominato “Il Cigno di Utrecht, quarta città più popolosa dei Paesi Bassi, il 31 ottobre del 1964 dal padre Joop – ex terzino destro e campione d’Olanda nel 1958 con la maglia del DOS Utrecht – e dalla ginnasta Lenie, da cui van Basten prenderà l’eleganza e la coordinazione. Già all’età di sei anni, comincia a giocare a calcio con diverse formazioni della sua città, passando per EDO, UVV e Elinkwijk. Cresce molto in fretta, forse troppo, mantenendo però un fisico esile, ma le qualità sono già evidenti e attira l’attenzione di diverse società interessate a questo ragazzo dal grande talento. La corte più spietata è quella dell’allenatore del Feyenoord Leo Beenhakker, ma il padre di Marco non ha fretta e aspetta chiamate più importanti.

Da adolescente continua a crescere velocemente e arrivano i primi dolori, molto forti. All’inguine, in particolare: un medico di Utrecht – chiamato per visitare van Basten – dice ai genitori che i muscoli del ragazzo sono difficili, perché si stanno allungando troppo e gli impediscono di fare sport attivo. Se non smette di giocare, c’è il serio rischio di finire su una sedia a rotelle. Marco ha 15 anni, non ci pensa proprio a smettere con il calcio ma cerca di giocare senza mettere in pericolo i suoi muscoli di cristallo. Nel 1981 passa all’Ajax del suo idolo Johan Cruijff e, dopo tanti gol messi a segno con le formazioni giovanili, il 3 aprile del 1982 arriva il suo momento: ha 17 anni e mezzo, siede in panchina con l’allenatore Aad de Mos e sul 2 a 0 contro il NEC entra in campo al posto del trentacinquenne Cruijff. L’emozione è tanta, ma trova il gol quasi subito con un preciso colpo di testa all’angolino basso e la partita finisce 5-0 per i Lancieri. È l’inizio della leggenda di van Basten.

Nell’annata 1983/84, quando Cruijff lascia l’Ajax per passare al Feyenoord, Marco esplode in tutto il suo splendore. A fine stagione, quando il suo idolo lascia il calcio giocato, lui ha messo a segno 28 gol in 26 partite di campionato. Il 6 giugno 1985 – a duecento giorni dal suo ritiro – Johan Cruijff viene richiamato dall’Ajax per sostituire de Mos alla guida tecnica, nonostante non abbia il patentino da allenatore. Nei due anni successivi, grazie anche agli insegnamenti del Pelè bianco, van Basten realizza 80 gol complessivi in 72 presenze, che inevitabilmente attirano i migliori club europei. L’esperienza olandese gli permette di cominciare a comporre un palmares invidiabile: oltre a quattro titoli consecutivi di capocannoniere nazionale, infatti, Marco conquista tre campionati, tre Coppe dei Paesi Bassi e una Coppa delle Coppe. Quest’ultimo trofeo in particolare, arrivato ad Atene il 13 maggio 1987 contro i tedeschi orientali della Lokomotive Lipsia, vede van Basten protagonista: con il gol di testa segnato in finale, permette alla sua squadra di raggiungere il primo trionfo in una competizione europea dopo ben 14 anni.

Il 1986, tuttavia, è il vero anno decisivo, quando dopo un banale scontro di gioco nella partita contro il Groningen arriva il primo infortunio alla caviglia, che segnerà la sua carriera. Per Marco è l’inizio di tutti i problemi. Visite, controlli e poi l’intervento: il medico che lo opera per la prima volta non è molto ottimista. La caviglia si presenta strana e potrebbe condizionare pesantemente la sua attività agonistica. In quell’anno, però, oltre a mettere a segno uno dei suoi gol più belli – la rovesciata con cui mette il pallone sotto l’incrocio al Den Bosch – e a vincere la Scarpa d’oro, arriva il primo contatto con la dirigenza del Milan, la squadra con cui vincerà tutto.

Nell’estate del 1987, infatti, Marco viene ingaggiato dal presidente Berlusconi a parametro UEFA, pagando 2 milioni di franchi svizzeri, circa 1,75 miliardi di lire. Firma per tre anni e si presenta subito al suo nuovo pubblico segnando nella prima partita in Coppa Italia contro il Bari, il 23 agosto. Va in gol anche nel debutto in campionato contro il Pisa, su rigore, ma arriva anche il primo stop: la caviglia destra inizia a dargli problemi dopo la gara di Coppa UEFA contro l’Espanyol. Si opera nuovamente e resta inattivo sei mesi, durante i quali si comincia a dire che il giocatore non è adatto alla Serie A. Quando torna in campo, però, il Milan è alla rincorsa del Napoli, e van Basten segna i gol decisivi contro l’Empoli a San Siro, subentrando a Virdis, e contro la squadra di Maradona nella decisiva gara giocata e vinta al San Paolo, grazie alla quale il Milan si laurea campione d’Italia.

La prima stagione in Serie A dell’olandese si chiude con 11 presenze e tre gol, numeri molto lontani da quelli mostrati in patria, ma grazie alla vittoria dell’Europeo conseguita in Germania Ovest con la nazionale Oranje arriva il primo Pallone d’oro. Marco però non è sazio e si pone l’ambizioso obiettivo di trascinare il Milan sul tetto d’Europa, supportato dai suoi connazionali Ruud Gullit e Frank Rijkaard. La stagione 1988/89 vede il ritorno dei rossoneri in Coppa dei Campioni dopo nove anni e van Basten mette a segno la bellezza di 33 gol (19 in Serie A, 10 in Coppa dei Campioni, tre in Coppa Italia e uno in Supercoppa italiana), portando a casa la Coppa dei Campioni – di cui è nominato capocannoniere – e il secondo Pallone d’oro consecutivo.

All’inizio della stagione 1990/91 dev’essere operato nuovamente, stavolta al menisco. Due mesi dopo torna in campo, e terminerà il campionato – vinto al fotofinish dal Napoli – replicando i 19 gol dell’anno precedente e laureandosi per la prima volta capocannoniere italiano. Con il Milan raggiunge ancora la finale di Coppa dei Campioni, segnando i gol che risultano decisivi contro Real Madrid, Mechelen e Bayern Monaco, e trionfa nella finale del 23 maggio contro il Benfica al Prater di Vienna. È sua l’apertura di prima intenzione che libera Rijkaard e gli consente di segnare il gol decisivo. In bacheca arrivano anche Supercoppa UEFA e Coppa Intercontinentale, ma a fine stagione si conclude il ciclo di Arrigo Sacchi sulla panchina del Milan, proprio a causa di una convivenza diventata impossibile con il talento olandese, che Berlusconi sceglie di trattenere.

Con l’arrivo di Fabio Capello nella stagione 1991/92, van Basten disputa una delle annate più brillanti della sua carriera, favorito dall’impostazione tattica del tecnico friulano, più flessibile rispetto a quella del predecessore. È ormai un centravanti pienamente maturo, dotato di tecnica eccezionale e di notevole eleganza, rapido nei movimenti nonostante il fisico imponente. Sa coniugare la grazia del trequartista con la concretezza del vero cannoniere ed è abile con entrambi i piedi. Ha un tiro potente e preciso sia in corsa che da fermo, dimostrandosi concreto anche nel gioco aereo e nelle acrobazie. Questo insieme di caratteristiche lo rendono uno tra i più forti e completi attaccanti di sempre. La sua grande intelligenza tattica e la visione di gioco fanno sì che Marco sia efficace anche lontano dall’area di rigore o spalle alla porta, dove sa diventare prezioso uomo-assist. Con Capello torna capocannoniere, mettendo a segno 25 gol in 31 partite di campionato, tra cui è memorabile la tripletta realizzata contro l’Atalanta in soli sei minuti.

Anche l’annata successiva per van Basten inizia in maniera estremamente prolifica, sfornando due quaterne di gol, entrambe nel mese di novembre: la prima al San Paolo di Napoli in campionato nella vittoria del Milan per 5-1, la seconda (con una delle reti realizzata in rovesciata) nella gara casalinga di Champions League contro il Göteborg. Prima di lui, nessuno aveva mai messo a segno quattro gol in una gara di Champions. Pochi giorni dopo, a dicembre, gli viene consegnato il Pallone d’oro, il terzo della sua carriera: l’impresa, in precedenza, era riuscita soltanto a Platini e al suo idolo Johan Cruijff. Il giorno seguente alla consegna del Pallone d’oro, van Basten decide di recarsi a St. Moritz per farsi operare alla caviglia: la prognosi è di due-tre mesi, ma alla fine resta fermo per circa quattro mesi, rientrando a fine aprile nella trasferta di Udine. Una settimana dopo, in Ancona-Milan, arriva l’ultimo gol della sua carriera, ad Alessandro Nista, lo stesso portiere cui aveva segnato il suo primo gol in Serie A il 13 settembre 1987. Il 16 maggio 1993, invece, disputa contro la Roma la sua ultima partita di campionato. Viene tenuto a riposo in vista della finale di Champions League contro l’Olympique Marsiglia, vinta dai francesi con un gol di Basile Boli, in cui van Basten scende in campo nonostante la caviglia ancora dolorante. L’ultima stagione della sua carriera si chiude con 20 reti in 22 partite tra campionato e coppe.

Nel giugno del 1993, infatti, Marco si sottopone al quarto intervento chirurgico alla caviglia, chiudendo di fatto la sua carriera calcistica. Da quel momento trascorreranno due anni nel tentativo di recuperare l’efficienza fisica. Inutilmente, purtroppo. Il ritiro ufficiale arriva il 17 agosto 1995, dopo due stagioni senza neanche una presenza all’attivo. Proprio nel 2020, van Basten ha ricordato con dolore il giro di campo con cui salutò i tifosi milanisti: C’era tristezza ovunque. Quella del pubblico, e la mia. Correvo, perché non volevo far vedere che zoppicavo, battevo le mani alla gente. E intanto pensavo che non c’ero già più, mi sembrava di essere ospite del mio funerale. Quella sera pensavo soltanto che la mia vita era stata il calcio. Avevo un dolore pazzesco a quella caviglia maledetta, ero disperato”.

Marco van Basten: il palmares

Con la maglia del Milan, van Basten è grande protagonista dell’era dei Tre Tulipani, durante la quale conquista 15 trofei in otto stagioni (nonostante nelle ultime due non sia sceso in campo neanche una volta).

4 Campionati italiani

4 Supercoppe italiane

3 Champions League

2 Supercoppe UEFA

2 Coppe Intercontinentali

A livello individuale, vince tre Palloni d’oro, si laurea capocannoniere della Serie A per due volte e nel 1989 è anche capocannoniere della Coppa dei Campioni. Con la nazionale olandese trionfa agli Europei del 1988, dove diventa capocannoniere e miglior giocatore del torneo. Nel 1992, infine, gli viene assegnato il FIFA World Player.

Marco van Basten: la carriera in Nazionale

Con la nazionale Oranje conta 24 reti in 58 presenze, la prima delle quali in occasione della vittoria contro l’Islanda, il 7 settembre 1983. Fu protagonista all’Europeo del 1988, segnando tre reti sulle cinque totali nel girone, contro l’Inghilterra. Segnò anche ai sovietici nella finale vinta per 2-0: la sua rete fu premiata da World Soccer come “il secondo gol più bello nella storia calcistica”. Il pallone arriva dalla sinistra – alto e arcuato – e Marco lo colpisce al volo, di collo pieno, dal limite destro dell’area. Praticamente da posizione impossibile. Il grande portiere Dasaev è piazzato sul primo palo, ma la palla lo supera e s’incastra nell’altro “sette “. Il vecchio e severo c.t. olandese Rinus Michels si mette le mani tra i capelli, è un gol bellissimo. E regala agli Oranje quello che, tuttora, è l’unico trofeo della loro storia.

Partecipa poi ai Mondiali italiani del 1990 senza segnare, mentre nelle qualificazioni dell’Europeo 1992 è autore di cinque gol conto la modesta selezione maltese. Salta poi il Campionato del mondo del 1994 per incomprensioni con il tecnico Advocaat.

Marco van Basten: alcune curiosità

Emblema dell’Ajax e del Milan, van Basten in carriera ha segnato 314 gol (277 con le squadre di club, 24 con la nazionale olandese e 13 con la nazionale Under-21). In particolare, nel campionato italiano, ha segnato almeno un gol contro tutte le 26 squadre che si è trovato davanti. Solo Silvio Piola ha fatto meglio (33 su 33).

Occupa la nona posizione nella speciale classifica dei migliori calciatori del ventesimo secolo pubblicata da World Soccer e la dodicesima nell’omonima graduatoria stilata dell’IFFHS. Nel dicembre 1999, in occasione dei festeggiamenti per il centenario del Milan, è stato eletto attaccante milanista del secolo.

Nel novembre 2019, come analista di Fox Sports, durante un collegamento con l’allenatore tedesco dell’Heracles pronuncia il saluto nazista “Sieg Heil”. L’ex Milan, tra le polemiche, si scuserà successivamente affermando che si è trattato di uno scherzo frainteso. La Fox decide però di sospenderlo per una settimana e di donare il suo cachet all’Institute of Wars, Holocaust and Genocide Studies di Amsterdam.

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