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Interviste

Kaká ricorda la Champions del 2007: “Io e Inzaghi ci conoscevamo perfettamente”

Le parole di Ricardo Kaká,a 13 anni dalla vittoria della Champions League con il Milan. “Sono stato Campione d’Europa. È veramente bello”

Nel 2007, i rossoneri conquistavano l’ultima Champions League della loro storia. La settima, che porta la firma di Inzaghi grazie alla doppietta in Finale ma anche, soprattutto, quella di Kaká. Per la punizione ottenuta prima del vantaggio e per l’assist a Pippo in occasione del raddoppio ai danni del Liverpool, ma più in generale per la straordinaria stagione europea giocata a suon di gol e numeri. Della notte di Atene, della gioia per quella grande vittoria, delle emozioni vissute in quel magico 23 maggio 2007, una delle date più vincenti della storia rossonera. Ricky ha parlato in un’intervista esclusiva alla UEFA.

Una stagione indimenticabile per il brasiliano rossonero, che racconta le semifinali di andata e ritorno contro il Manchester United. “Sono state due partite spettacolari. Prima la sfida dell’Old Traffod, una partita incredibile dove loro andarono subito in vantaggio, noi l’abbiamo ribaltata con una mia doppietta portandoci sul 2-1. Considero il secondo gol segnato all’Old Trafford uno dei più belli della mia carriera. Loro pareggiarono e nel finale Rooney segnò il gol vittoria: 3-2″. 

Una sconfitta che significava vittoria d’obbligo in casa al ritorno. “Lo United era una squadra che avrebbe attaccato anche fuori casa. Erano molto forti, una squadra molto aggressiva. Li abbiamo messi subito sotto pressione. Io ho segnato il primo gol, Seedorf ha raddoppiato, e nella ripresa Alberto Gilardino ha segnato il 3-0. In Italia, in molti la considerano “La Partita Perfetta”, tra le più belle della storia del Milan. Abbiamo giocato contro il Manchester United e abbiamo vinto 3-0. Si, una semifinale incredibile”. Aggiunge Kakà prima di passare alla gara che si sarebbe giocata il 23 maggio 2007 ad Atene, la finale di Champions League contro il Liverpool.

La finale di Champions League 2007, di nuovo il Liverpool

“Sono coincidenze bellissime che il calcio ti offre, ma io non parlo di coincidenze perché credo che questi eventi accadano perché c’è un disegno Divino. A differenza di molti, per me è stata una manifestazione della volontà di Dio. Ed è stato così bello avere la possibilità di giocare questa partita. A me non piace definirla una rivincita o una vendetta. Credo sia troppo. Avere la possibilità di incontrare ancora la stessa squadra in Finale, credo sia qualcosa di meraviglioso. Un evento raro e a noi è capitato”.

Il ricordo sulle squadre che si affrontavano, 2 anni dopo la disfatta di Istanbul: “La squadra non era molto diversa, ma avevamo perso dei giocatori chiave del 2005. Shevchenko, giocatore enorme, era andato via. Crespo, altro grande giocatore, non era più al Milan. Ma l’ossatura era la stessa. Ne abbiamo parlato nello spogliatoio: un’altra finale contro la stessa squadra, entrambe le squadre con quasi gli stessi undici in campo. Ma questa era un’altra partita, un’altra finale. Non dobbiamo scendere in campo pensando alla finale persa. Dimentichiamocela!

Tutti i giocatori avevano la stessa paura, un’unico pensiero, come aggiunge Ricky.

“E se la stessa squadra ci batte in un’altra finale?” E quindi questo timore è sempre con te. Ma fu meraviglioso! Una partita che è passata alla storia.

Il racconto dei gol che portarono alla vittoria

“Il primo gol fu bellissimo perché quando Pippo inizia a correre, non sta guardando la palla. È stato un gesto di istinto perché aspettava una eventuale respinta del portiere. Quindi quando Pirlo stava per calciare la punizione, se il portiere l’avesse respinta, lui sarebbe stato il primo ad arrivare sulla palla. Pirlo batte e Inzaghi sta già correndo per andare a prendere la respinta. La palla sbatte sulla sua spalla e finisce in rete. E Lui esulta”

Un primo tempo che termina 1-0 per i rossoneri, poi gli spogliatoi ed il ricordo sulle indicazioni di Ancelotti e le frasi motivazionali: “allora, la partita sta andando in questa maniera, facciamo così”, stava sistemando la squadra. “Dai ragazzi, ancora 45 minuti. Sappiamo perfettamente che le partite non finiscono al 45′. Forza ci sono ancora 45 minuti da giocare, più i supplementari e i rigori, eventualmente”. Parole che come aggiunge Kaká hanno messo a posto tatticamente, tecnicamente e mentalmente tutta la squadra.

“Nella mia testa pensavo che quella squadra era molto più organizzata per non vincere quella partita. Eravamo avanti di un gol, dovevamo accorciare i reparti e sfruttare le occasioni che ci sarebbero capitate, senza forzare la mano. La squadra era ben messa in campo. Nell’occasione del secondo gol, si può vedere come solo io e Inzaghi eravamo in attacco. La di fesa del Liverpool era molto ben organizzata, i loro mediani mi marcavano stretto e io sono riuscito a fare quel passaggio. Io e Inzaghi ci conoscevamo perfettamente, conoscevo esattamente i suoi movimenti senza palla ed appena ha fatto il movimento a bucare la difesa, sapevo esattamente cosa avrebbe fatto. Quindi, mi sono preparato per fargli l’assist che aspettava. Tutto fu così preciso, sia il momento in cui lui scatta che il mio passaggio. Si è allargato per avere più spazio per calciare sotto al corpo del portiere, è questione di attimi, di dettagli, che fanno la differenza e vanno ricordati”.

L’intesa tra Kaká e Pippo Inzaghi

“L’intesa che avevamo era incredibile, non sono con Pippo Inzaghi, ho sempre avuto grande intesa con tutti gli attaccanti con cui ho giocato in carriera. Ma con Pippo era dovuto a quanto avevamo giocato insieme, questo aveva creato quella grande intesa. E per quanto riguarda il secondo gol in finale Pippo è sempre stato un grande attaccante, un grande bomber. Alle volte era imprevedibile. Non segnava gol facili, ma riusciva in gol difficili. Aveva quell’imprevedibilità che non ti faceva capire come avrebbe calciato. Sapevo perfettamente i movimenti che avrebbe fatto, ma quando è arrivato il momento del tiro, era davvero imprevedibile. Quando si è allargato e ha tirato, la palla non poteva che finire lì, sotto la pancia del portiere. Fu tutto eseguito nei minimi dettagli per fare quel gol. 

Quando ho fatto quel passaggio, aspettavo e mi dicevo: ‘Dai, Pippo. Segna, Pippo, segna e portaci sul 2-0, la partita sta finendo. Siamo ad un passo dal vincere la Coppa e festeggiare’. 

Il gol del 2-1 da parte del Liverpool

Ricardo racconta il gol nel finale da parte di Kuyt che accorcia le distanze. “Fu terribile. Il loro gol fu una sensazione terribile perché i fantasmi del 2005 tornarono. Fu una guerra di nervi, quella sensazione di ‘Oh no, ci risiamo’ mi condizionava, il morale era basso e pensavo non ci fosse via d’uscita. In quel momento questa sensazione è stata immediata, non appena segnano pensi: ‘ci risiamo, un nuovo 2005’. Poi ti sale quella rabbia: ‘stiamo vincendo, non può succedere ancora, continuiamo a lottare. Siamo ancora in vantaggio e non  dobbiamo lasciarci sopraffare dalle emozioni, ora’. Abbiamo stretto i denti fino alla fine”.

Per loro racconta che è stata una grande iniezione di fiducia pensare di poter ripetere il 2005. Per questo la partita non si è giocata solo da un punto di vista tecnico-tattico, ma è stata una vera guerra di nervi. I rossoneri dovevano tenere duro. Ci sono riusciti e alla fine hanno potuto festeggiare la settima Champions.

Le emozioni di festeggiamento dei giocatori

Tutti avevamo emozioni diverse. Per me, era la mia prima Champions, e ho pensato: ‘ce l’ho fatta, ho conquistato l’Europa’. Molti giocatori sognano di giocare in Champions League e di vincerla. Io ho realizzato un sogno. È così bello vedere diversi modi di festeggiare dei giocatori. Per Maldini era la quinta Champions, se non sbaglio. Ovviamente era felice, ma nei suoi festeggiamenti c’era qualcosa di diverso da quelli di chi l’aveva vinta per la prima volta. 

C’erano i giocatori che l’avevano vinta nel 2003 contro la Juventus, e per loro era la seconda Champions League. Era tutto così affascinante, ma vedere la felicità negli occhi di tutti fu davvero bellissimo perché ti ripaga di tutto il duro lavoro, era la chiusura del cerchio perfetta per la nostra squadra: passare alla storia. Questa squadra e questo gruppo hanno fatto la storia. È davvero bello. Abbiamo passato tanto tempo insieme e abbiamo condiviso questo traguardo: ‘io sono stato Campione d’Europa’. È veramente bello.

Sono molto orgoglioso di questo. Non avrei immaginato, né era un mio obiettivo, diventare capocannoniere di quella Champions. Il mio compito era diverso da quello degli attaccanti, che dovevano fare gol. Ho segnato molto nella mia carriera, ma fare gol non era il mio obiettivo primario. Fu incredibile vincere la Champions da capocannoniere. sono molto orgoglioso di essere stato il capocannoniere di quella Champions League, per me fu un grande traguardo personale perché non me lo sarei mai aspettato”.

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